DEMOCRAZIA, LEGALITA', PROGRESSO

domenica 19 maggio 2013

Quale futuro? Quale Partito? [PARTE II]


Questa nota vuole essere la continuazione e conclusione della precedente: http://rcgtassone.blogspot.it/2013/04/riflessioni-sul-momento-politico-i-parte.html


Un clima pesante è calato sul paese; la capacità di ricostruire e rinnovare questo sistema politico non è più solo una necessità inerente alla salvezza di questo partito, ma è ormai una questione di tenuta democratica, istituzionale e sociale del paese. Dopo avere demolito, ammesso che si riesca a demolire, che cosa si può fare? Che cosa fare, dunque, una volta sgomberate le macerie? Quale deve essere l’approdo di questo percorso? Che tipologia di partito abbiamo in mente?

Infatti, deve essere chiaro che il problema NON si limita all’inadeguatezza di una classe dirigente che permane da un ventennio, del tutto incapace di interpretare la realtà degli anni 2000. Il problema è che tale classe dirigente è il prodotto di un sistema di partito che, fino dal livello fondamentale, l’ha difesa ed alimentata, spesso senza esercitare quel controllo democratico necessario per evitare le degenerazioni; è su questo terreno che essa ha prosperato. La sfida, quindi, non è solo di sostituire una classe dirigente con un’altra, che magari di questa è figlia e si atteggerà nello stesso modo, così che cambi tutto per non cambiare nulla, ma di ripensare il concetto stesso di partito, la sua forma, la sua concezione, la sua struttura fin dai livelli più fondamentali.

E’ su questo, credo, che molti abbiano idee differenti ed occorra quindi molta chiarezza. Cercherò di tracciare un breve identikit del mio partito ideale, sperando che possa costituire uno spunto per costruire una proposta complessiva di ricostruzione dello stesso, attraverso la quale comprendere chi realmente crede in un partito diverso, oppure chi, sotto le insegne dell’innovazione, cela una reazione di conservatorismo politico.

·        Circoli, tessere e segretari. La nostra ex-segretaria provinciale, il giorno successivo alle elezioni di febbraio, ha dichiarato che, con le nostre modalità comunicative, siamo “fuori dalla Storia”. È una delle poche cose su cui sono d’accordo con lei. I problemi del nostro partito nascono “dal basso”, dalla difficoltà di rendere funzionale una struttura locale, costruita su un modello novecentesco di organizzazione del consenso, del tutto inadeguato per interpretare la realtà contemporanea. I circoli, intesi come “sedi fisiche”, sono sempre meno frequentati e, nonostante lo sforzo mirabile dei “militanti”, diventano sempre più spesso delle stanze vuote, sempre più difficili da tenere aperte sotto il profilo economico e logistico. I volantinaggi sono poco incisivi, quando si tratta di voto d’opinione, laddove prevalgono altri canali comunicativi (la TV, il Web, ecc.) che non siamo mai stati in grado di utilizzare in modo efficace. Le nostre direzioni sono stanchi rituali in cui una serie di delegati, eletti diversi anni prima, pronunciano uno dopo l’altra frasi fatte in cui non dicono nulla e gli interventi dei non membri, che in genere sono coloro che si sono affacciati più di recente alla vita del partito, vengono relegati in fondo alla lista degli interventi e, mentre a questi ultimi viene segnato il tempo anche prima della scadenza, ai “notabili” è accordato tutto il tempo che richiedono. Le tessere non sono più considerate un marchio d’orgoglio, ma, ahimè, anche a causa del discredito che investe oggi le forze politiche tutte, una sorta di “marchio d’infamia”: la gente si rifiuta di tesserarsi e gli iscritti sono sempre di meno, così che viene meno il controllo democratico, al punto che il partito passa in mano ai “signori delle tessere” che non rappresentano più altri che sé stessi. Purtroppo anche i Segretari, spesso, faticano a porsi come i garanti del funzionamento del partito su un territorio; frequentemente accade che non vengano selezionati in base al merito, ma in base agli accordi fra gruppi politici e non è raro che la loro posizione diventi uno strumento per acquisire visibilità e potere, venendo però difesi strenuamente da una parte dei loro iscritti in quanto sono, comunque, “il segretario”.
Ahimè, credo che sia ora di affrontare la realtà, ossia che questi circoli, così concepiti, oggi, non rappresentano più nessuno. Un circolo del PD con poche decine di iscritti, su un territorio magari di decine di migliaia di persone, sarà conosciuto, da quanti? Il 10% della popolazione? Quanti sapranno chi sono i dirigenti di quel Circolo? Quando i cittadini votano, lo fanno sulla base dell’azione del partito sul territorio, o sulla base di quello che sentono ai telegiornali? I Circoli, in molti casi, sono ancora meno rappresentativi degli eletti, che, a loro volta, sono già per lo più conosciuti.

E’ quindi chiaro che quella che chiamiamo “base” difficilmente più essere, senza un’adeguata riforma della struttura del partito, la soluzione del problema. Ci si trova in un sistema che induce ad odiare il proprio compagno di partito, il proprio dirigente, piuttosto che l’avversario dell’altro partito. Spesso (esperienza personale) le riunioni di partito degenerano in un tripudio di insulti da parte dei dirigenti a singoli iscritti o eletti.

Ed allora, come possiamo rifondare il partito per superare queste criticità? Io ho alcune idee che provo a buttare lì. Ritengo che il tesseramento, come lo conosciamo, debba sparire, sostituito da un modello di adesione molto più leggero, come un registro degli aderenti cui ci si può iscrivere con grande facilità (anche sul web). La tessera “pesante” può rimanere per coloro che vogliono assumere delle cariche dirigenziali o istituzionali, con delle regola stringenti di accesso alle stesse. Le sedi fisiche non dovrebbero più essere necessarie, dovrebbero essere ridotte di numero e, quelle che restano, essere trasformate in qualcosa di molto diverso, ad esempio dei circoli ricreativi, culturali o sportivi. Deve rimanere un livello di rappresentanza territoriale con una configurazione, però, assi più snella. Si può immaginare di convocare assemblee pubbliche con scadenze regolari, in luoghi significativi del territorio, chiedendo ai partecipanti un piccolo contributo per l’affitto dei locali. Per quanto riguarda le decisioni politiche delicate, si potrebbe istituire una sorta di direttivo con un coordinatore, eletto però non ogni 3 anni, ma per periodi assai più brevi (ad esempio 6 mesi/1 anno), tramite il voto dell’assemblea degli aderenti, anche sul web (magari implementando un servizio di assistenza a beneficio di chi non è in grado di usarlo).

Importanza delle Persone. L’altro aspetto che, nel contesto sopranzi descritto, risulta critico è il ruolo delle “persone” all’interno del partito. Il partito non è un’entità astratta, sia pure una “comunità” come molti amano chiamarla, che vive di vita propria a prescindere da coloro che lo compongono, ma è, appunto una rete di persone. Nella concezione tradizionale, il “partito” è più importante delle persone e deve prevalere su di esse, facendo finta di dimenticarsi però, che il partito è diretto da persone e, quindi, mettere davanti a tutto il “partito”, significa solo mettere davanti a tutto le persone che in quel momento (e a quel punto, probabilmente, per sempre) sono alla guida dello stesso. E’ chiaro che qualcosa non funziona!

In questo contesto, è evidente che finisce per far carriera il “funzionario di partito”, colui che ha costruito la propria carriera occupando piccole o grandi posizioni dirigenziali nel partito, all’ombra del segretario o del capo di turno. Se per “politici di professione” si intendono queste figure, in grado di rappresentare nessuno, allora ha ragione l’opinione pubblica a chiedere di mettere alla gogna i “politici di professione”. Ben diverso è il profilo del politico che ha fatto carriera nelle amministrazioni, cimentandosi, via via, in sfide elettorali più complesse, capace di interpretare la realtà che lo circonda e, soprattutto, di incanalare consenso. Ed è proprio da queste persone che bisogna ripartire. Dobbiamo selezionare la nostra classe dirigente in base alla capacità e competenza nell’amministrare la cosa pubblica ed alla capacità di suscitare consenso nell’elettorato. Ripartiamo dalle “persone” del partito invece che dal partito in astratto. Queste sono alcune delle ragioni che mi hanno indotto a scegliere di sostenere Matto Renzi alle ultime Primarie, una delle uniche personalità in grado di poterci garantire un futuro.

Disciplina\ragione di partito. Su questo credo di avere già detto molto. La mia visione è quella di un partito plurale, in cui coesistono sensibilità diverse ed il dissenso è considerato una ricchezza, anziché il marchio dell’infamia. Il “Centralismo Democratico” in tutte le sue forme deve tramontare, così come gli “ordini di scuderia” e simili amenità.
Dobbiamo passare dalla “disciplina di partito” alla “disciplina della ragione”, in cui il singolo iscritto od eletto non opere le scelte in base ad un’astratta “appartenenza”, ma sulla base dell’etica, del buon senso e soprattutto di quella straordinaria e, forse, unica grande qualità della nostra specie: la ragione umana.

Può sembrare ingenuo o retorico, ma credo che il ritorno all’uso della ragione sarebbe oggi la più grande rivoluzione della politica. Quando un dirigente avanza una proposta deve sforzarsi di comprendere tutte le implicazioni e le conseguenze di quella proposta e deve portarla avanti secondo un percorso logico e di condivisione che possa condurre ad un risultato apprezzabile dalla maggior parte delle persone che rappresenta. E se qualcuno non se la sente di condividere quella scelta, se la decisione è maturata in modo razionale, può dissentire cercando un modo razionale per non provocare troppo danno, senza venire additato come “traditore” ed espulso!

Congresso. In tutto questo delirio il congresso si approssima. Non sfugge all’accortezza di nessuno, che esso costituirà l’ultima grande chance per salvare questo partito. Ebbene, l’unico modo per garantire che esso possa sopravvivere è assicurarsi che il congresso abbia le seguenti caratteristiche:
-       Aperto e contendibile: Le Tessere devono semplicemente sparire, non devono avere alcun peso nella competizione. Devono poter votare TUTTI e così deve essere a TUTTI I LIVELLI: Nazionale, Regionale, Federale e, soprattutto, di Circolo. Non dovrà essere imposto alcun tipo di regola, di limitazione, di passaggio burocratico per la partecipazione (come accaduto alle primarie, recando, a mio avviso, il germe della nostra sconfitta).
-       Filtro: Occorre trovare un modo per fare sì che la vecchia nomenklatura non possa più presentarsi in nessuna forma, altrimenti non vi sarà vero rinnovamento.
Se il Congresso avrà queste caratteristiche, si potrà ancora salvare il CS, altrimenti, sarà la fine…


R. C. G. Tassone
Capogruppo PD Circ. 8
Tesoriere Federale dei Giovani Democratici di Torino

sabato 11 maggio 2013

E' tornata la vita in Piazza Nizza!!!

Qualche settimana fa, dopo sei lunghi anni di attesa, dopo i ritardi ed i problemi burocratici, la rabbia dei residenti e dei commercianti, il Mercato di Piazza Nizza ha finalmente lasciato la sua sede temporanea di Corso Raffaello ed è tornato nella sua sede "naturale". Finalmente Piazza Nizza è, nuovamente,  completamente nella disponibilità dei cittadini, come punto di riferimento ed aggregazione del borgo circostante, che è tornato alla vita e non solo nelle ore di mercato; si può notare come la piazza abbia ritrovato una sua vitalità  anche durante la parte restante della giornata.
Dopo l'apertura della stazione della Metropolitana si è ottenuta un'altra pietra miliare della riqualificazione e della rinascita di questa parte di San Salvario e, nonostante, certamente, i cittadini abbiano avuto buone ragioni per biasimare l'amministrazione per i gravi ritardi, come amministratore di questo territorio, ci tengo ad esprimere soddisfazione per questo risultato, con la speranza che, un giorno, si possa giungere alla risistemazione dell'intero asse di Via Nizza.

A risentirci presto...


R. C. G. Tassone

domenica 5 maggio 2013

Ordine del Giorno su Parcheggio di Corso Marconi

Riporto di seguito il testo dell'O. d. G., approvato dal Consiglio dell'VIII Circoscrizione lo scorso 24/04/2013, a prima firma del sottoscritto e firmato da tutti i capigruppo e dalla maggior parte dei consiglieri di maggioranza (per completezza di informazione, non tutti i sottoscrittori hanno poi votato l'o. d. g.), sulla questione della costruzione del Parcheggio Pertinenziale in Corso Marconi. Tale tema è molto sentito nel quartiere e, nonostante legittime quanto poco produttive strumentalizzazioni da parte della minoranza, esso ribadisce la posizione della maggioranza su tale questione, ossia la contrarietà netta dell'ente decentrato a questo progetto (già espressa tramite un parere lo scorso luglio), la delusione per il fatto che si sia proceduto, ancora una volta, contro il volere della Circoscrizione e la richiesta all'assessore di valutare la possibilità di revocare il relativo bando e di interloquire con la Circoscrizione per attuare quelle trasformazioni di viabilità dell'area che essa ritene essere indispensabili.


     

  



                                                                  

ORDINE DEL GIORNO

OGGETTO: Parcheggio pertinenziale previsto in Corso Marconi: contrarietà, considerazioni e richieste.


                                                                       PREMESSO CHE

-         Le problematiche relative alla disponibilità di parcheggi nel quartiere di San Salvario sono annose e si sono aggravate negli ultimi anni a causa della nascita di locali di tendenza con attività serale e notturna.
-     La Circoscrizione ha più volte, con lettere e o.d.g., richiesto all’Assessorato di verificare soluzioni che prendessero in considerazione le problematiche di parcheggio e mobilità dell’intera zona. In particolare, si è richiesta la costruzione, in corso Marconi, di un parcheggio sotterraneo A ROTAZIONE.
-       Vi è una pressante richiesta di restituire la parte centrale di corso Marconi alla sua storica vocazione di “Allea” riqualificandola attraverso interventi di pedonalizzazione.


                                                              RILEVATO CHE

-        -  Lo scorso 22 ottobre 2012, il Consiglio Comunale ha approvato il “piano dei parcheggi pertinenziali”, all’interno del quale è previsto, in deroga ai vigenti regolamenti del verde pubblico e privato, di procedere alla pubblicazione di un bando per la realizzazione di un parcheggio privato pertinenziale, da localizzare nel sottosuolo di Corso Marconi, nel tratto compreso fra Corso Massimo D’Azeglio e Via Madama Cristina.
-        -  Preventivamente, come da “Regolamento per il Decentramento”, art. 43, era stato chiesto il parere, in proposito, della VIII Circoscrizione.
-   Conseguentemente, il Consiglio dell’VIII Circoscrizione ha deliberato, l'11/07/2012, circa la richiesta in questione, un parere SFAVOREVOLE, in quanto è stato valutato che l’edificazione di un parcheggio sotterraneo pertinenziale non avrebbe rappresentato una soluzione ai problemi di parcheggio dell’area.
-        - Il suddetto parere si colloca nel solco di una visione complessiva della viabilità del quartiere di S. Salvario e della Circoscrizione tutta che l’amministrazione circoscrizionale ha, nel tempo, portato avanti, mediante interventi (come la recente semipedonalizzazione di largo Saluzzo) e sollecitazioni sotto varie forme (ordini del giorno, pareri, proposte, ecc.) nei confronti dell’amministrazione centrale.


                                                                            CONSIDERATO CHE

-         - Nonostante il parere sfavorevole dell’ente decentrato, la Giunta Comunale ha approvato, in data 19/02/2013, il via libera alla pubblicazione del bando di gara per la costruzione del parcheggio sotterraneo di corso Marconi.
-        - Il 03/04/2013, si è svolto un consiglio dell’VIII Circoscrizione, aperto agli interventi dei cittadini, nel corso del quale è emersa una netta contrarietà, da parte della cittadinanza, alla suddetta opera.
-         - Malgrado ciò, il giorno 05/04/2013, sulla Gazzetta Ufficiale Italiana, è stato pubblicato il suddetto bando di gara.
                                                                                             

                                                                           CONSTATATO CHE
                                                                                           
-        -  Tale bando prevede l’impegno, da parte del concessionario, di procedere con la riqualificazione e la pedonalizzazione del viale di corso 
         Marconi, con rimozione dei posti auto dalla superficie dello stesso e la risistemazione della pista ciclabile.
-       - Il saldo del numero di posti auto, nonostante la costruzione di 180 nuovi box privati pertinenziali, come tali soggetti a prezzo di mercato e quindi non accessibili a tutta la cittadinanza, risulterà negativo, di almeno 40 unità.
-       - La trasformazione della sezione in questione del viale comporterà, di fatto, la rimozione dell’alberata esistente, consistente in 51 ippocastani, di cui 23 saranno abbattuti e 28 espiantati nel vicino parco del Valentino. L’alberata sarà ripristinata mediante la piantumazione di alberi di taglia inferiore che cresceranno in vasche di cemento, poste sopra il parcheggio.
-      - L’”Allegato A” al bando di gara riporta, a pag. 15: “Sarà onere del Concessionario mettere in atto, secondo le modalità concordate con l’Amministrazione, gli strumenti di comunicazione e di accompagnamento alla realizzazione delle opere, in modo da coinvolgere i cittadini nello svolgimento dell’intervento (anche attraverso iniziative da sé gestite sul modello “Open House”), aggiornarli sullo stato avanzamento dei lavori e sulle relative interferenze, per ridurre al minimo i disagi generati dalla presenza del cantiere nell'area urbana. Potrà anche essere richiesta, nelle forme da stabilire, la partecipazione a tavoli di confronto sul genere dei ‘Comitati di Cantiere’.”


                                                       IL CONSIGLIO DELL’VIII CIRCOSCRIZIONE

-         RIBADISCE, nonostante l’apprezzamento per il proposito di riqualificare e pedonalizzare il viale di Corso Marconi, la propria ferma e netta contrarietà alla realizzazione del Parcheggio Pertinenziale in Corso Marconi ed ESPRIME la propria delusione per la decisione, da parte dell’amministrazione centrale, di procedere egualmente con il bando, nonostante la contrarietà dell’ente decentrato, dei cittadini e delle associazioni.
-         INVITA fortemente l’Assessore competente a valutare possibili opzioni per giungere alla revoca del suddetto bando o comunque per recedere dalla costruzione dell’opera, nel rispetto delle normative vigenti .
-         CHIEDE agli Assessore competenti, di coinvolgere l’VIII Circoscrizione nella costituzione di un tavolo permanete sulla mobilità generale del quartiere di San Salvario, al fine di implementare alcune di quelle proposte che la Circoscrizione stessa ha, nel tempo, avanzato mediante una serie di atti.
-         REITERA agli assessori competenti la necessità di rivisitare la viabilità e configurazione urbana del Parco del Valentino, con rimozione dell’accesso alla auto e la conseguente eliminazione dei parcheggi in superficie da tutta l’area del Valentino (come richiesto dall’o. d. g., approvato in data 28/12/2012, Mecc.  Doc. n. 132/12 , avente per oggetto "PEDONALIZZAZIONE DEL PARCO DEL VALENTINO") ricorrendo all’esistente parcheggio del V padiglione, da rendere con urgenza ad esclusivo uso di parcheggio pubblico, trasferendo in altro luogo tutte quelle attività che ne provocano la chiusura per alcuni mesi dell’anno (“Natale in Giostra”, deposito di materiale elettorale, ecc.).
-         IMPEGNA l’Assessore competente, qualora il bando di gara giungesse ad esito positivo, prima dell’apertura del cantiere, ad adoperarsi, nei confronti del concessionario, affinché venga costituito un “Comitato di Cantiere”, attraverso il quale il concessionario stesso relazionerà sul cantiere e discuterà circa quelle che saranno le segnalazioni provenienti dal territorio (problemi di viabilità, di inquinamento acustico. ecc.).
-         Richiede, all’Assessore competente, di inserire ogni proposta di opere destinate alla sosta all’interno di un “Piano Parcheggi”, di cui la Città non è più dotata da oltre un quinquennio.


Firmatari:
Riccardo Tassone (Capogruppo Partito Democratico)
Mario Bovero (Capogruppo Moderati)
Giovanni D’Amelio (Gruppo Misto di Maggioranza)
Germana Buffetti (Capogruppo Sinistra Ecologia e Libertà, Coord. VI Commissione)

Marco Addonisio (Vicepresidente e Coord. II Commissione)
Paola Parmentola (Coord. V Commissione)
Andrea Demasi (Coord. III Commissione)
Giovanni Bresciani (Coord. IV Commissione)
Manuela Riente (Coord. Sottocomm. Sport)
Gabriele Del Carlo (Coord. Sottocomm. Politiche Giovanili ed Integrazione)
Ivano Corriero (Vicecapogruppo Partito Democratico)
Augusto Montaruli (Gruppo Partito Democratico)
Daniela Pautasso (Gruppo Partito Democratico)



Torino, 15 Aprile 2013



R. C. G. Tassone

lunedì 29 aprile 2013

RIFLESSIONI SUL MOMENTO POLITICO (I PARTE)



Esordisco chiedendo scusa a tutti per la mia poca presenza informativa negli ultimi mesi, dovuta all’impegno profuso nel mio ruolo politico\istituzionale di capogruppo e, nelle ultime settimane, anche ad impegni di lavoro.
Ci tengo a rappresentarvi alcune impressioni e riflessioni che ho maturato in questi giorni, in seguito agli ultimi avvenimenti.
La seguente pubblicazione va intesa come una prima parte di una trattazione più generale; essa espone le mie critiche e considerazioni circa gli ultimi eventi, mentre la seconda parte, che uscirà fra qualche giorno, conterrà alcune proposte per la ricostruzione.

"La libertà accordata ai soli partigiani del governo, la libertà accordata ai membri di un solo partito [...] non è una vera libertà. La libertà sarà sempre quella dell’uomo che pensa altrimenti. [...] La libertà perde ogni virtù appena diventa un privilegio ."

Rosa Luxenburg


Traditori? Non ho per niente apprezzato la definizione di “traditori” affibbiata a coloro che non hanno votato Romano Prodi come Presidente della Repubblica; se utilizziamo questo criterio allora sono traditori anche coloro che non hanno votato per Marini. Sono coerente nel dire che il “dissenso” non equivale a “tradimento”, visto che ho sempre difeso il dissenso e lo difenderò fino alla morte, come baluardo di democrazia. Gli eventi accaduti a Roma, in questi giorni, sono sorprendentemente simili ad altri che ho avuto modo di sperimentare nella mia dimensione territoriale. Il discrimine non è di essere fedeli a tutti i costi ad una “linea”, ma essere fedeli alla “ragione” ed al “buon senso”: si possono, cioè, fare valutazioni giuste o sbagliate, indipendentemente dalla linea, ma occorre essere consapevoli che gli elettori giudicheranno quelle scelte e che esse hanno sempre delle conseguenze. Quindi, quando si fa una scelta politica, essa deve essere ponderata con le armi della ragione.
In quest’ottica, sono profondamente convinto che NON votare Marini sia stata una decisione GIUSTA, NON votare Prodi sia stata una decisione SBAGLIATA e votare Napolitano sia stata una decisione PILATESCA e quindi SBAGLIATA! Non perché non si sia rispettata la linea (è accaduto in entrambi i casi), ma perché dovevamo essere consapevoli delle conseguenze che una decisione piuttosto che un’altra avrebbe comportato serie ricadute sull’opinione pubblica e la tenuta del nostro partito. Non poteva sfuggire che la candidatura di Marini sarebbe stata percepita come espressione di una classe dirigente in declino che non vuole mollare il potere e funzionale ad un accordo politico di governo con la destra berlusconiana. Di contro, Prodi rappresentava la scelta di un personaggio i cui valori e le cui azioni hanno contribuito alla costruzione ideale e fattuale del nostro partito, che in qualche modo ne rappresenta l’essenza più profonda e, soprattutto, che avrebbe significato la totale dissociazione rispetto a Berlusconi ed alla sua parte politica. Per brevità, eviterò di illustrare la mia opinione sulla tattica che sarebbe stato opportuno adottare (Rodotà, Zagrebelsky, 5S, ecc…), mi limiterò a fornire la seguente valutazione: se il mio ragionamento è fondato, i 101 (e dei quali non credo che si abbiano particolari difficoltà ad individuare, se non l’identità, almeno le affiliazioni correntizie) Grandi Elettori che NON hanno votato Prodi, non sono “traditori” ma semplicemente dei grandissimi “incompetenti” e/o “irresponsabili” perché, o non hanno capito che cosa stavano causando, oppure l’hanno capito ed hanno deciso scientemente di ignorare le conseguenze delle loro azioni!

Reset? Sono rimasto davvero piacevolmente impressionato nel vedere così tante persone partecipare ad assemblee del PD (non era mai accaduto) come quelle che abbiamo visto celebrare in questi giorni in tutto il paese e la “cosiddetta” base mobilitarsi per dare, finalmente, una prospettiva diversa al partito. In quelle circostanze è emersa tanta rabbia e qualche idea su cui siamo tutti d’accordo.
Ma chi erano le persone che hanno partecipato a quelle campagne? Quali erano le loro provenienze e sensibilità?
Erano le più disparate, un movimento trasversale nel partito e questo non può che essere un bene.
In questa fase, lo scontro interno non è fra Ex DS o Ex Margherita, non fra popolari o progressisti, tra Renziani e Barchiani, ma è uno scontro generazionale fra la classe dirigente dell’ultimo ventennio, che ci ha portati al disastro, e le “nuove leve”.
Già, ma chi sono queste nuove leve? Come ho detto si tratta di un movimento trasversale che contiene esponenti con sensibilità molto diverse. Questo tipo di aggregazione va molto bene per abbattere e sgomberare le macerie, ma è in grado davvero di costruire qualcosa di nuovo? Siamo sicuri che tutte le persone che hanno dato vita a questo movimento abbiamo la stessa idea di quale partito occorra ricostruire?
Il fatto è che molti di coloro che oggi urlano che tutti i dirigenti del PD “devono andare a casa”, sono proprio coloro che fino a ieri hanno graniticamente, aprioristicamente ed irrazionalmente difeso quello stesso gruppo dirigente che ora vogliono abbattere. Sia chiaro che il discorso non si esaurisce in una dialettica renziani\bersaniani o rottamatori\conservatori, perché anche in occasione della campagna per le primarie, vi furono approcci molto differenti nel sostenere la candidatura di Bersani: chi lo fece perché legittimamente convinto che Bersani rappresentasse una piattaforma politica più progressista in cui si poteva riconoscere maggiormente (con il risultato che ora si trova un governo Letta insieme alla destra) e chi si limitava ad accusare Renzi di “sfasciare il PD” e di essere “amico di Berlusconi” (in questi giorni abbiamo finalmente capito chi è che sfascia il PD ed è amico di Berlusconi); soprattutto, c’è chi ha interpretato il ruolo di “sostenitore” e chi di “pretoriano”, con urla, accuse ed insulti gratuiti nei confronti di Matteo Renzi e di chi lo sosteneva. Certo, fa quantomeno sorridere sentire Orfini proporre la candidatura di Renzi a Premier (un chiaro tentativo di bruciarlo per una futura competizione elettorale) dopo tutti gli insulti rivolti da lui e dai suoi al sindaco di Firenze.
Cambiare idea non è solo giusto, ma anche salutare, eppure la coerenza dovrebbe essere ancora un criterio di valutazione politica. In questo partito vi sono molti che hanno lottato per affermare una rivoluzione metodologica e di persone, mentre altri hanno cominciato a dire (o meglio urlare) queste cose, solo ora. Direi che questi ultimi hanno, quantomeno, un grosso problema di credibilità…
Infatti, tornando alla domanda che ponevo sopranzi, io credo che queste due differenti personalità abbiano un’idea molto diversa circa quella che dovrebbe essere la forma politica che dovrebbe nascere da questa “ricostruzione”. Quindi, ritengo che sia opportuno fare una battaglia tutti insieme per esautorare questa nomenklatura e questo apparato, ma credo che dovremo porre molta attenzione a distinguere chi lo fa per convinzione (da tempo) e chi lo fa solo per ragioni tattiche; molto presto, occorrerà una grande chiarezza su dove si debba approdare e con quali compagni di bordo.

Letta: Governo a gestione familiare. Il Governo Letta è il punto naturale di approdo di un percorso politico avviato da molto tempo e, soprattutto, il coronamento del sogno di una certa nomenklatura, la stessa che ha silurato Prodi nel segreto dell'urna, i cui membri ad altro non hanno mirato, in questi anni, se non giungere a fare i ministri (a qualunque costo!). Ora ce l'hanno fatta (pochi in realtà, ma dobbiamo ancora attendere la nomina di viceministri e sottosegretari), ma la loro fissazione avrà, come conseguenza, la morte definitiva del progressismo in Italia. Alla fine, di tutti loro, l'unico ad avere pagato è il povero Bersani che doveva essere il loro traghettatore.
Enrico Letta è forse la rappresentazione più perfetta di tale sciagurato accordo. Da sempre rappresentante della prima linea e mezza della nomenklatura, una carriera, all’ombra del leader del momento per ottenere un posticino al sole (Ministro delle Politiche Comunitarie e, poi, dell’Industria, Sottosegretario alla Vicepresidenza del Consiglio, Vicesegretario del PD). Ma, soprattutto, nipote d’arte, esponente di una famiglia che ha fatto del tenere il piede in due scarpe la propria vocazione politica. Non è significativo che il governo sia presieduto dal numero due di Bersani, nipote del più prossimo collaboratore di Berlusconi? C’è qualche esponente del PD da cui quest’ultimo potrebbe sentirsi maggiormente rappresentato?
E dovrebbe essere chiaro a tutti che è Berlusconi l’unico vero vincitore di questa fase!
Esultiamo pure per il fatto di avere, finalmente, un governo (non ci saremmo potuti permettere di andare avanti senza), ma siamo consapevoli che questo governo segnerà la morte politica, non solo della nomenklatura (che se la meriterebbe), ma di tutto il campo progressista e quindi di tutti coloro, in particolare degli amministratori, che hanno una visione della politica e del partito TOTALMENTE discorde da questi signori dai quali non si sentono minimamente rappresentati.
Non mi permetterò di suggerire come comportarsi ai parlamentari sul voto di fiducia, anche in quanto, nel mio ruolo di Capogruppo, sono consapevole della difficoltà di dovere prendere decisioni delicate in circostanze difficili. Mi limito a svolgere due considerazioni.
In primo luogo, possiamo immaginarci di sostenere un governo di cui il vicepremier sia Alfano, Lupi ministro delle Infrastrutture o la Lorenzin ministro della Salute?
In secondo luogo, mi è parso di comprendere che la dirigenza del partito abbia lasciato intendere che coloro i quali non votano la fiducia al governo Letta sono “fuori dal partito”! Ora, che cosa significa ciò? Forse che chi non vota la fiducia sarà espulso? Ebbene signori, vi chiedo, chi merita maggiormente di essere espulso? Coloro che hanno portato alla rovina il partito ed il paese per occupare delle poltrone insieme agli uomini di Berlusconi, o coloro che non appoggerebbero un tale accordo scellerato? Credo che la domanda andrebbe posta in primis ai nostri elettori i quali DEVONO essere la sola fonte di legittimazione di una qualsiasi rappresentanza politica e credo che questi in maggioranza risponderebbero che sarebbero gli esponenti della prima delle due categorie ad essere, nei fatti, “fuori del partito”. Credo che, qualora qualche parlamentare decidesse di non votare la fiducia (come Civati!), dovrebbe essere orgoglioso di questo, rivendicare la reale rappresentanza degli elettori del PD e lasciare ai signori della nomenklatura l’onere di “espellerli”, di fonte all’opinione pubblica. Sarei curioso di vedere chi, fra i ribelli e la nomenklatura verrà rieletto al prossimo giro.

[CONTINUA…]



R. C. G. Tassone

sabato 6 aprile 2013

Le nostre proposte per la "Fase 2"...

Chiedo scusa per la mia assenza prolungata di questo periodo, ma l'attività amministrativa, da quando sono diventato capogruppo, mi sta assorbendo molto. In attesa di darvi comunicazione più estesa, vi propongo questo documento di proposta che gli amministratori torinesi di ALTrE PROSPETTIVE hanno proposto per rilanciare l'azione amministrativa della città (lo trovate anche qui).




LE NOSTRE QUATTRO COSE


A quasi due anni dall’inizio di questa tornata amministrativa, condividiamo l’esigenza di dare un nuovo slancio al nostro impegno per Torino. In questi due anni abbiamo salvato la Città dal dissesto, con le unghie e con i denti, ma abbiamo continuato ad agire sul tracciato di politiche ormai insostenibili, date le ristrettezze finanziarie. Non abbiamo dato il via a nessuna vera riorganizzazione dei servizi e della macchina comunale, non abbiamo progettato il futuro. Eppure quale miglior momento di questo per farlo? Coinvolgiamo la cittadinanza in questo grande sforzo di immaginazione sul domani e raccontiamogli la verità sull’oggi: la Luna, non ce la possiamo permettere.
E se vogliamo finalmente praticare una cesura con il ventennio amministrativo che ci ha preceduti, dandoci nuove mete e nuovi metodi, ci permettiamo di dire che non basta aggiustare la squadra di Giunta, lasciando inamovibili dirigenze ai loro posti. Bisogna dare il via a una profonda riorganizzazione dello straordinario patrimonio umano e professionale che rappresentano gli oltre 10.000 dipendenti del Comune, rimescolando competenze e responsabilità. Occorrono sguardi nuovi sulla Città che tutti conosciamo.
Noi buttiamo lì quattro idee, senza impegno, che non costano niente.

UN NUOVO PIANO REGOLATORE
Dopo più di duecento tacconi, è forse ora di cambiare la gomma della bicicletta. Non possiamo continuare con interventi parziali e slegati da un’idea complessiva di Città. Per questo proponiamo:
  • Consentire, attraverso sistemi di perequazione, il trasferimento degli indici dalle aree a servizi alle aree, pubbliche o private, destinate a edilizia privata, creando la banca del credito edilizio che permetta all'Amministrazione di programmare lo spostamento di SLP (cubatura) da aree eccessivamente dense dal punto di vista abitativo ad aree da riqualificare, liberando spazi per i cittadini e per la realizzazione di servizi pubblici.
  • Individuare, tramite processi di partecipazione popolare (questionari, assemblee pubbliche,ecc...) le aree sfornite di servizi e localizzare questi servizi nelle aree ancora da riqualificare, private o no.
  • Congelare gli indici sul consolidato cittadino e porre vincoli forti sul territorio di carattere naturalistico.
  • Rivedere complessivamente al ribasso gli indici delle aree di trasformazione utilizzati finora.
  • Dotare il Regolamento Edilizio di un Allegato energetico avanzato, che obblighi a forti azioni di risparmio energetico e di piccola produzione di energia da fonti rinnovabili: spingiamo a riqualificare il vastissimo patrimonio edilizio cittadino anni ’50-’60.
La crisi degli affitti non si risolve costruendo nuove case: negli ultimi vent’anni non abbiamo fatto altro, eppure è di adesso il fenomeno degli sfratti diffusi e delle occupazioni abusive. Bisogna rendere conveniente affittare ed estremamente sconveniente tenere le case vuote.
La crisi occupazionale non si risolve costruendo nuovi supermarket: dietro una nuova assunzione in un centro commerciale, c’è una serranda che chiude o un banco che non esce dalla rimessa.

UN NUOVO PIANO DEI MERCATI
Con più di 40 mercati aperti tutti i giorni, Torino costituisce un unicum in Italia. Eppure di questi almeno la metà sono sempre più in sofferenza rispetto alla crisi economica e alla diffusione – esagerata – della grande distribuzione. La maggior parte sono tra quelli che il Piano dei Mercati (2005) definiva rionali o di copertura del servizio. È un lento declino, cui la Città assiste attendendo la morte naturale di questi importanti presidi e servizi di quartiere. Sarebbe meglio:
  • Accorpare a due a due, secondo criteri merceologici, dimensionali e geografici questi mercati in crisi e lasciarli aperti metà settimana su una sede e metà settimana sull’altra. Si dimezzano le spese di pulizia e vigili urbani, si mantiene inalterato il presidio, si arricchisce il servizio, si ricostituiscono le dimensioni competitive del mercato.
  • Incoraggiare (e forzare!) le aperture pomeridiane di alcuni mercati, per incontrare le necessità di orario dei cittadini lavoratori;
  • Introdurre livelli di differenziazione tra mercati rispetto a Cosap e Tarsu: trattare alla stessa maniera situazioni differenti è ingiusto.

AIUTO ALLE NUOVE START-UP
La nostra Città si trova in una drammatica situazione di mancanza di lavoro che ci sta rapidamente portando in un circolo vizioso di estrema crisi economica e sociale. Siamo consapevoli che la soluzione alla mancanza di lavoro non potrà arrivare dall'ente pubblico e nemmeno, come troppo spesso accaduto in passato, dalle sue aziende. Noi crediamo quindi che sia fondamentale dare un impulso e sostenere attivamente le nuove piccole imprese che nascono sul territorio che al momento, a parte rari casi, sono spesso lasciate a loro stesse e messe a dura prova dalla burocrazia.
Proponiamo che il Comune di Torino si spenda, da un lato per una semplificazione normativa, dall'altro istituendo dei percorsi di accompagnamento all'espletamento delle pratiche burocratiche per tutte le nuove imprese che intendano avviare un'attività. Oltre a questo proponiamo la messa in pratica di agevolazioni fiscali, ad esempio per quanto concerne la Tarsu, per il primo anno di attività.

SERVIZIO DI CORRIERE UNICO PER IL CENTRO CITTA'
L'area centrale della nostra Città è notoriamente congestionata dal traffico, nonostante l'introduzione della ZTL e presenta dei gravi problemi di inquinamento. Una quota importante di questi problemi sono generati dal traffico veicolare dei numerosi mezzi delle differenti compagnie di trasporto che ogni giorno smistano, nelle strette vie del centro, posta e merci.
Noi proponiamo di istituire un divieto di ingresso a tutti i mezzi dei corrieri nella zona centrale e parallelamente la creazione di un servizio gestito da un privato, in convenzione con la Città, che si occupi, tramite veicoli non inquinanti, elettrici, della consegna delle merci porta a porta. Questo servizio non risulterebbe un costo per la Città in quanto sarebbero le stesse aziende di trasporto a caricarsi dei costi, ricavandoli dai risparmi sull’ultimo tratto di trasporto.



Matteo Bono (Coord. II Commissione, Circ. 10)
Lorenzo D’Agostino (Coord. I Commissione, Circ. 9)
Francesco Daniele (Coord. Sport e Politiche Giovanili, Circ. 3, Vicesegretario Federale GD Torino)
Mattia Maggiora (Coord. I Commissione, Circ. 3)
Dennis Maseri (Coord. IV Commissione, Circ. 2)
Michele Mastrogiacomo (Capogruppo PD, Circ. 2)
Lorenzo Puliè Repetto (Cons. Circoscrizione 4, Segretario GD Torino)
Riccardo Tassone (Capogruppo PD, Circ. 8, Tesoriere Federale GD Torino)
Daniele Valle (Presidente Circ. 3)